Bolle, mille bolle blu
La bolla è scoppiata, dicono. Ed ha sparso le sue purulenze in giro per casa. Per me la “bolla che scoppia” è al massimo quella che si manifesta sui piedi a causa di scarpe troppo strette o quella dei calli delle mani venuti in conseguenza del troppo e duro lavoro. Per me le bolle sono quelle dei giochi dei bambini di una volta. Per altri le bolle sono quelle della speculazione finanziaria, del facile guadagno, della bella vita.
Quando la loro bolla scoppia, ci stanno dicendo in tv e sui giornali in questi giorni,son dolori per tutti. Allora io mi chiedo: “perché le mie bolle fanno male solo a me ma le loro, quando scoppiano, fanno male a tutti?”
Io, personalmente, ho le mani ed i piedi talmente indurite che le bolle neanche si avvicino. Hanno paura. La paura per “gli altri” è invece quella di vedere il loro mirabolante ed invidiabile tenore di vita intaccato dalla picchiata delle borse, le loro belle macchine vendute per pagare il mutuo a tasso variabile delle loro belle ville, costruite sul sacro terreno bagnato del sudore dei veri lavoratori, quelli che le bolle si, le sentono ogni volta che la sera, prima di addormentarsi, stanchi, carezzano il viso dei propri pargoli e consegnano alla moglie i cinquanta euro guadagnati in giornata sul cantiere.
Per carità, abbiamo tutti una famiglia, in senso lato almeno. Chi più, chi meno, ha figli che mangiano più o meno tegolini, mogli che si impomatano più o meno la cofana pilifera, mariti che lucidano più o meno la carena del SUV e/o si svagano con un amante transessuale.
Io, da che mi ricordo di aver avuto una personalità senziente tutta mia, che mi sembra risalire più o meno al post-mortem di Kurt Kobain, ho sempre apprezzato, sia per educazione, piu' precisamente educazione familiare, che per ideologia e soprattutto a causa di una più concreta indisponibilità illimitata di liquidità, chi fa di necessità virtù e si accontenta di quello che ha, chi ha deciso di comprare qualcosa solo quando ha in tasca i soldi per farlo chi, dotato di un sano realismo da economia domestica di stampo marxista-leninista, non desidera altro se non lo stretto necessario per condurre una esistenza decorosa e dignitosa, chi non desidera la roba e la donna d’altri (riminiscenze queste del catechismo) chi insomma vive la propria vita senza stare tanto a pensare alla griffe dei vestiti che indossa o al cumulo di monete d’oro nei forzieri delle banche o alla barchetta ormeggiata a Portofino ed invece si concentra, ad esempio, sulla qualità dell’istruzione dei propri figli, sulla possibilità di investire in cultura invece che in mattoni, sull’eventualità di inseguire una felicità non fatta di cose ma di pensieri.
Chiedo ora a tutti, dai media ai politicanti di turno, di destra e di sinistra, alle associazioni dei consumatori, agli industriali, ai sindacati, al postino, al fruttivendolo ed al macellaio sotto casa di non venirmi a rompere i coglioni con parole come “crisi economica”, recessione, stagnazione, pessimismo, sfiducia nel futuro etc… etc… perché io, sono anni, secoli che vivo così, in un perenne stato di precarietà ed incertezza e come me un sacco di gente, una mezza generazione direi, che tra l’altro sembra essere una delle più sfigate che si ricordi dalla Prima Rivoluzione Industriale in poi, generazione che ormai si è abituata a non aspettarsi niente dal domani, generazione a cui non sono stati fatti sconti né regali, generazione che sguazza ormai nelle sabbie mobili di una società, stanca ed affannata, come se fosse una splendida spiaggia dell’Isola dei Famosi, di una società dotata di un “ascensore sociale” fermo al settimo piano con le porte lasciate aperte da qualche anziano sbadato ed arteriosclerotico.
Che non ci provino a venirmi a togliere quell’unica medaglia che ci siamo conquistati sul campo, cioè quella dei campioni dell’arte di sopravvivere e di arrangiarsi, sempre e comunque, giorno per giorno. Non ammetto perciò che l’ultimo riccastro decaduto venga ad elemosinare compassione da queste parti, che stia alla larga, tanto tra me e lui non c’è storia. Io, per ritornare alle bolle, il callo l’ho già fatto, non sulle mani, ma sul sedere, a furia di prendere calci nel culo. Che sia arrivata l’ora che questi calci nel culo ce li dividiamo, equamente, (ex) ricchi e poveri? Che sia questo il sogno marxista del comunismo? Una equa distribuzione dei calci nel deretano a simbolizzare la vittoria della classe operaia sul capitale? Che non sia una generalizzata depressione e povertà la vera essenza della democrazia? Sgozzate il vitello grasso ed invitate alla vostra tavola un “figlio di notaio” ed insegnategli a vivere, questa sarà la vostra rivincita, questa sarà la nostra ricchezza.

































ottobre 12, 2008 ore 08:51
la crisi è inevitabile quando tutti vogliono avere ciò che non possono permettersi.
Dovremmo davvero tutti tornare(iniziare?) ad accontentarci di ciò che è nelle nostre possibilità, invece vedo persone che piangono miseria dalle assistenti sociali richiedendo aiuti economici per poi usarli per televisori al plasma che a fatica entrano dalle porte.
A me è sempre stato insegnato a vivere di ciò che potevo permettermi, se voglio qualcosa che non posso permettermi o risparmio per mesi o mi faccio un culo quadro al lavoro.
Ma siamo nell’era del consumismo stupido dove bisogna apparire per essere e per poter apparire bisogna avere. e se non possiamo permettercelo ci sono sempre i prestiti, tanto poi l’economia mondiale va a rotoli
ottobre 13, 2008 ore 14:30
Meno male che ero io quello che le faceva “brodose”.
Hai scritto un marasma solo per sottolineare che siamo nella cacca.
TUTTI.
ottobre 13, 2008 ore 15:01
@Molengai:: c’è addirittura gente che compra i televisori al plasma di bambini africani. Un vero spreco di plasma, soprattutto per i bambini africani. Cmq sante parole.
@Clockwise ::Manco ti rispondo, cmq ti consiglio di iniziare a mettere la moderazione sui tuoi commenti, da ora!
ottobre 13, 2008 ore 15:11
E io che pensavo di essere stato ironico…
Massù, guarda che se apriamo un mezzo dibattito/scannamento, riusciamo a portare qua un po’ di gente.
Che alla gente non frega niente delle bolle speculative, ma se gli proponi dell’ottimo gossip…
ottobre 13, 2008 ore 15:18
@Clockwise: questo è un blog serio che vuole fare informazione e del gossip non sa che farsene, anche se dovessi portare qui che sò, Selvaggia Lucarelli in tette, culo, push-up e tacchi. E cmq sai che alla Talpa l’altro giorno hanno buttato Trentalance nella vasca degli squali mentre su Amici di Maria….
ottobre 13, 2008 ore 17:08
Quentin, smentisci certe voci allora, se vuoi scongiurare la moderazione. Che si sa, in periodo di crisi la gente fa pazzie
ottobre 13, 2008 ore 17:15
@HoldMe: quali sono le voci che dovrei smentire? Che poi la gente faccia pazie in periodi di degrado della civiltà quello è normale, sono infatti 30 anni che non si capisce più una emerita cippa, e Clockwise è solo l’ultimo esempio di come si sia ridotta male l’umanità
ottobre 13, 2008 ore 18:12
Ah… chi disprezza compra, diceva mia nonna… E giusto per completare, mi sa che gatta ci cova. Ci avrò preso con lo scoop?
dicembre 30, 2008 ore 11:42
Mi mancano i tuoi post…
dicembre 30, 2008 ore 11:53
Cara Holdme, mancano anche a me. Ti dico solo che per loggarmi non riuscivo a ricordare nome utente e password. Ti ringrazio per il supporto morale, ma si vede che ultimamente non ho granchè da dire o se ce l’ho, e non ne sono sicuro, me lo tengo per me e quindi è uguale a come non avercelo… da dire, intendo, qualcosa. E’ che aspettiamo, come tutti ormai, l’anno nuovo. Vediamo che succede…
Stay tuned! Cmq vada…