Dove finisce la terra
Chissà se le pietre antiche di questa città avranno memoria di me. Io non avrò memoria di loro. Queste pietre non mi appartengono, stanno lì, guardano me, io guardo loro, l’un l’altro indifferenti. Chissà se la mia terra natia avrà memoria di me. Io non penso. L’ho tradita la mia terra, quando ero giovane. L’ho tradita negandola, l’ho tradita fuggendo, lasciandola al sole, a seccare. Gli alberi di arancio e la vite che piantò mio padre ho tradito. Le sogno di notte le piante, al contrario, con le radici al cielo e le fronde incastrate nell’argilla. Ora quella terra è arida. Ora quella terra è polvere. Lacrime e sudore non bastano più a bagnarla. Non basteranno le vane promesse di ritorno a rinvigorirla.
La casa che mio padre ha costruito con i calli delle sue mani e i polmoni pieni di veleno ho tradito.
Chissà se quegli occhi bruni avranno memoria di me. Anche quelli ho tradito, quei seni tondi e bianchi ho tradito, quelle dolci carezze, quegli abbracci sinceri ho tradito.
Ricordo l’estate al mare, le ferie di mio padre dalla fabbrica. Partivamo presto, con la focaccia calda comprata al forno. Col fratellino piccolo, i secchielli e il pallone. Lì io e il mare ci siamo conosciuti. Le sue creature ho conosciuto. Quelle buone da mangiare e quelle belle da guardare, quelle che pizzicano le mani, quelle che fanno male sotto i piedi di bambino, quelle che bruciano la carne. Il suo fondo sabbioso ho conosciuto. Tutte le buche, le secche, le correnti e i diversi colori. I celesti della tramontana e il verde e marrone dello scirocco. Allora mi sono innamorato perdutamente.
Io non ho mai posseduto nulla veramente in vita mia. Io non ho mai voluto possedere nulla in vita mia. Terra, pietre, amore non ho mai posseduto veramente ma il mare, ecco, il mare, io posso dire di averlo posseduto. Ho posseduto il mare perché lui ha posseduto me, da bambino, quando ero innocente, quando nulla sapevo della vita. Posso dire di possedere il mare, io. Terra, pietre, amore e tutto il resto, un giorno, io lo so, diventeranno mare. Un giorno, quando il mio tempo sarà fatto, non consegnatemi alla terra, non datemi alla polvere, non copritemi di pietre ma regalatemi al mare. Ridatemi tutte le cose che non ho mai posseduto.
(foto di il cigno)

































marzo 22, 2010 ore 23:14
Polvere alla polvere, cenere alla cenere.
Khenzo al mare.
marzo 23, 2010 ore 21:49
Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima.
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!
C.B.
marzo 27, 2010 ore 03:29
Chapeau Khenzo! chapeau!
marzo 29, 2010 ore 00:51
Grazie per il mare, per le parole e per il cappello
aprile 6, 2010 ore 11:46
Che meraviglia! Che ME-RA-VI-GLIA queste parole.
Un saluto
roberto
aprile 6, 2010 ore 12:37
Grazie radon. Contento che ti sia piaciuto