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Una cosa che non c’entra nulla

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Un giorno di alcuni anni fa era di Febbraio e sono diventato architettura. Io sono sempre voluto diventare architettura ché le cose costruite, soprattutto quelle belle, quelle grandi e luccicanti, a me piacciono un sacco. E’ incredibile come facciano a stare poggiate sulla terra quelle cose costruite dai grandi architetti, che io piuttosto le vedrei volare in cielo perché le cose belle io, me le immagino sempre che sono leggere e al minimo vento te le ritrovi sulla testa, quelle cose lì, dicevo, sarei voluto diventare come loro.

Vedevo queste cose perfette, e dentro ma anche fuori a queste cose, e tutto intorno a queste cose la gente seduta ai bordi delle fontane, nelle giornate di sole, con i bambini che giocano a rincorrersi, sorridenti, e il chiosco dei gelati e quello con le limonate fresche a portata di mano che non dovevi fare neanche la fila. Io volevo essere come quelle cose lì perché le consideravo belle davvero e non solo belle da guardare, ma anche utili perché, le cose costruite, le architetture, non sono solo belle che uno le guarda, come un quadro o una scultura, ma le usa anche, le abita, le vive. Anche io volevo essere vissuto come una cosa bella, vissuto da gente allegra, trapassato dal sole, trasparente, leggero.

Quel giorno di febbraio, quel giorno di alcuni anni fa, quando diventati architettura, io me lo immaginavo così, un giorno felice, un giorno in cui la bellezza si sarebbe impadronita di me e la felicità pure. Quel giorno, che capitava di febbraio, invece, io mi feci architettura infelice, mi trasformai in un angolo. Tra le tante cose che avrei potuto essere diventai angolo. Diventai angolo di una stanza buia, sottoterra, di quelle con i neon accesi anche di mattina e mi feci angolo, mi feci angolo di una stanza dalle pareti dipinte nocciola, mi feci angolo dalla parte opposta dove usciva quella barella con un corpo coperto da un lenzuolo bianco. Mi feci angolo con le mani sul volto e piansi e mi feci architettura perché dentro non avevo più niente, ero solo angolo, cemento, intonaco e lacrime.

Presto le lacrime si asciugarono e rimasi solo angolo per un bel po’.

  • Non so perché mi è venuto di scriverlo così, proprio ora poi che non c’entra nulla con il resto ma era sabato notte e guardavo Inland Empire. Ciao papà.

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