Amore operaio

Scritto il 5 Dic, 2014

Amore operaio

Ci sta questa ragazza, che da poco l’hanno trasferita sulla mia linea di montaggio, che è una linea di montaggio molto lunga, la più lunga di tutto lo stabilimento. Tra me e lei ci sono dodici macchine una dietro l’altra. Io sono alla prima macchina, mentre lei è alla tredicesima macchina, quindi un bel po’ di macchine in là che, se metti insieme tutte queste macchine, fanno una considerevole distanza. Io la chiamo la ragazza della tredicesima macchina, visto che non so il suo nome. Fatto sta che questa ragazza mi piace molto. Cioè, ora mi piace molto. Prima non ero sicuro. C’è da dire che l’avevo notata tempo fa, perché lavorava in un altro reparto, ed aveva attirato la mia attenzione per alcune particolarità. Una di queste era il seno, che sembrava bellissimo e abbondante, una roba che insultava la forza di gravità; l’altra era il naso, dalla forma strana, non lungo e non corto. Quello che mi piaceva più di lei, oltre ogni altra cosa, era però il colore della pelle, che mi pareva fatta di una lega mista di ottone e bronzo e oro, una roba opaca e scintillante al tempo stesso, qualcosa la cui formula chimica avrebbe dovuto avere, se non ce l’ha, un posto ben in vista sulla tavola periodica. I greci o i romani o gli ittìti, pensavo io, con quel materiali lì, avrebbero dovuto farci le monete, il Bernini le statue e la Apple i telefonini perché è una cosa di una bellezza straordinaria. Ora mi son convinto che mi piace un sacco, ma ci ho dovuto pensare un po’. Sarà anche colpa del fatto che ormai la vedo tutti i giorni. Come si dice: “occhio non vede, cuore non duole”. Ora che la vedo tutti i giorni, il cuore duole molto, soprattutto perché non so come fare a dichiararle il mio amore. Lei, che è una donna, e non è per niente stupida come me, avrà sicuramente capito che mi piace. Comunque, i sorrisi che ci facciamo quando si incrociano gli sguardi mentre attraversa le dodici macchine per andare in bagno, mi fanno ben sperare. Poi, appena è passata davanti a me, io mi giro e le guardo il culo, che è rotondo e abbondante sotto la tuta, e le gambe, ma queste non si capisce bene e le posso solo immaginare e penso che anche se sono brutte chi se ne frega. Quando lei poi ripassa per tornare alla sua macchina, che è dodici macchine più in là, la tredicesima macchina della catena di montaggio più lunga dello stabilimento, sempre perché è una donna – e le donne lo sanno quando un uomo le guarda il culo e tutto il resto – per il solo fatto che non mi abbia ancora rovinato la faccia con uno schiaffo, secondo me anche lei mi ama.

foto di https://laoiscivildefence.org/conocer-gente-provincia-alicante/

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