Come guadagnarsi il Paradiso

Scritto il 25 Feb, 2019

Come guadagnarsi il Paradiso

Nessuno ha mai visto la felictità, quella vera, se non ha visto il viso di quei bambini correre per quella stradina stretta di campagna incontro alla nonna appena scesa dalla corriera di ritorno dal paese, ché al paese ci si tornava solo per prendere la pensione e per i funerali – e quella volta non era morto nessuno – accaldata, sudata di una estate torrida e polverosa come sanno esserelo solo le estati della campagna del Sud, carica di sacchetti della spesa.

Mia nonna, che non aveva studiato e aveva fatto una vita da bracciante agricolo, era furba e sapeva che noi sapevamo che in uno dei suoi mille sacchetti c’era il nostro regalo e lo teneva per se mentre gli altri li mollava a me e agli altri nipoti per farsi fare moine e salamelecchi fino in casa. Noi, bambini reclusi in quel piccola prigione felice che era la nostra casa di campagna, eravamo lì smaniosi e scodinzolanti come cuccioli per appropriarci del premio, tutto sommato immeritato, di piccoli demòni della steppa pugliese, di diavoli della Tasmania con le ginocchia sbucciate e la faccia sporca di gelsi neri.

Mia nonna, che non aveva studiato ma era furba, a volte ci portava delle patatine ma sapeva che i sorrisi più grandi li strappava solo con il gelato e allora dalle buste trasparenti ecco spuntare dei cornetti Algida che io i mie cugini e mio fratello non abbiamo mai capito come facesse mia nonna, dopo trenta minuti di corriera, in quella calura africana, a farli arrivare come fossero usciti in quell’istante dal frigo, che ancora scrocchiava il cioccolato e la panna ghiacciata pizzicava i denti e allora, io e i miei cugini e mio fratello pensavamo che nostra nonna fosse magica, tipo un supereroe il cui potere fosse congelare le cose, o che conoscesse dei posti segreti dove comprare i gelati, lì vicino al nostro lager, e custodisse gelosamente quel segreto solo per portare ai suoi nipoti, prigionieri di guerra, dei gelati presi con i soldi della pensione da bracciante agricolo e io, se mia nonna ci fosse ancora, le chiderei di ripetere quella magia ancora e ancora anche se il gelato non lo mangio più per via dello stomaco e preferirei una birra fresca che sono sicuro arriverebbe ghiacciata, con quella goccia che parte dal tappo a rigare la bottiglia opaca e che berrei a garganella dopo una giornata di duro lavoro nei campi e io da quando mia nonna non c’è più immagino il Paradiso come un posto fresco dove i cherubini mangiano gelati e i santi bevono birra ghiacciata perché mia nonna non ha studiato ma è furba e sa come mantenere un segreto.

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