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Scritto il 26 Nov, 2018

Chissà poi se hanno giocato il Superclásico

Ho una grondaia appena sotto la finestra della camera dove dormo. Durante le notti di pioggia, d’inverno, le gocce cadono piano e fanno un rumore come un crepitio soffice di fuoco di rami secchi e dentro sembra scaldarsi al fuoco immaginario di questo falò d’acqua. Tutto è morbido, le coperte sono rosse, la luce è gialla, il cielo scuro mai scuro della città avvolge i palazzi e non c’è sguardo che possa penetrarlo, vedere gli esseri che vivono aldilà, oltre il cielo, oltre le nuovole, come te. E non riesco a guardarti e ho sfumato i lembi del tuo corpo e mi pari un essere liquido, danzante, sconfinato, solo i tuoi occhi sono precisi, tondi,...

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Mindscape n. 1579432

Scritto il 23 Ago, 2018

Mindscape n. 1579432

Sei successa come succede l’estate, senza avvisare, sei arrivata di sera al fresco degli alberi in piazza e mi sei esplosa tra le mani, le gambe, la faccia, il petto e non c’è stato nulla da fare. Hai preso il sopravvento sui pomeriggi e sulle sere, hai riempito di occhi gli occhi, di carezze le mani e di parole il tempo lento, veloce da consumare perché di tempo non ce ne stava. Abbiamo giocato a incastrarci, a nascondere gli sguardi come fanno i bambini con la faccia seria per scherzo, a inventare mosse per dar scacco al Re, al gioco del silenzio e a nascondino. Come i pesci ci siamo lasciati trascinare dalla corrente, per sbattere l’uno contro...

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Non smette(re) di piovere

Scritto il 12 Mag, 2018

Non smette(re) di piovere

– Ti posso fare una domanda? – Spara. – Quante ore della settimana dedichi alla tua forma fisica? – Ma che domanda è? – Una domanda come un’altra. – A me non sembra ma comunque se consideriamo anche le birre diciotto. – Ma sarai mica scemo? – Hai detto una sola domanda. Era una serata da baciarsi ieri, da bagnarsi  sotto quella pioggia che inizia quando esci dall’ufficio e finisce giusto quando arrivi a casa fradicio e finalmente puoi fare una doccia calda e mettere in lavatrice quel jeans che sono mesi che indossi ma noi, non facciamola finire mai questa pioggia, non torniamo mai a casa, ché i campi ne hanno...

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La domenica a Milano

Scritto il 7 Mag, 2018

La domenica a Milano

– Ma tu scrivi? – Scrivevo. Ma che ne sai tu? – Ho trovato il tuo blog. – Ah, pensavo di averlo tolto dalla circolazione. – E invece no. Beh, scrivi o scrivevi bene, cioè, per essere un programmatore. – Guarda che i programmatori devono scrivere bene per contratto. – Sì, vero. – Certo che è vero. – Sempre modesto tu. – Sempre. Sono solo le quattro di pomeriggio di una domenica milanese come solo la domenica milanese sa essere, coi turisti scollati sul naviglio, gli spritz-campari, il mercatino, il tempo incerto che ti tiene ancorato alla città ma col pensiero per le estati del sud, per il cibo...

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È autunno, ma pensavo peggio.

Scritto il 23 Set, 2015

È autunno, ma pensavo peggio.

Vorrei fotografarti ovunque, per strada di notte mentre cammini sotto la luce arancio dei lampioni, in controluce sulla finestra delle scale, mentre scendi e mentre sali, anche in ascensore, su Corso Genova quando piove, attraverso la vetrina di quel bar che ti piace tanto, le mani, i piedi, la faccia, la pancia ogni dettaglio del tuo corpo e come i magneti sul frigo farti a pezzi e poi ricomporti nella mia testa quando non ci sei, montarti e smontarti e combinarti con il sapore del vino, con quel giro sulla ruota panoramica e il mare, ricordare il tuo odore, basilico sugli spaghetti al pomodoro e sapere che ci sarai ogni volta che torno e che io ci sarò per te come non...

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Quattro stagioni.

Scritto il 10 Set, 2015

Quattro stagioni.

Era inverno quando entrasti nel locale per la prima volta. Faceva freddo e indossavi un cappotto giallo che finiva appena sotto le ginocchia. Anche se ero impegnato a fare altro – non ricordo cosa – era impossibile non notarti con quegli occhi sereno-variabile e il biondo dei capelli. Ti fermasti dall’altra parte del tavolo a parlare con un’amica, e la luce bianca del neon appiattiva i tuoi colori accesi, insoliti e inaspettati per l’autunno inoltrato. All’improvviso, ti voltasti sovrappensiero verso di me e la ciocca di capelli che ti copriva il viso fece scivolare fuori una guancia segnata da una lunga cicatrice che disegnava un...

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