Mi piacciono di più

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Scritto il 23 Ago, 2018

Mindscape n. 1579432

Sei successa come succede l’estate, senza avvisare, sei arrivata di sera al fresco degli alberi in piazza e mi sei esplosa tra le mani, le gambe, la faccia, il petto e non c’è stato nulla da fare. Hai preso il sopravvento sui pomeriggi e sulle sere, hai riempito di occhi gli occhi, di carezze le mani e di parole il tempo lento, veloce da consumare perché di tempo non ce ne stava. Abbiamo giocato a incastrarci, a nascondere gli sguardi come fanno i bambini con la faccia seria per scherzo, a inventare mosse per dar scacco al Re, al gioco del silenzio e a nascondino. Come i pesci ci siamo lasciati trascinare dalla corrente, per sbattere l’uno contro...

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Finché non resta niente.

Scritto il 9 Mag, 2011

Finché non resta niente.

Ad un certo punto capisci di aver perso un sacco di tempo perché hai sempre cercato nel posto sbagliato le cose sbagliate. Le cose buone e belle, quelle giuste per te, il tempo esatto, i pensieri lisci. Ti convinci che siano belli gli animali scolpiti nelle fontane di alabastro che zampillano acqua nei giardini arabi, quelli che appaiono per consonanza con il resto, o che risaltano per contrasto in mezzo allo scuro delle piazze cittadine. Poi, un bel giorno, ti accorgi che l’amore non sta lì di casa, da mai. L’amore sta nelle cose inesatte, in quelle storte, in quelle che non c’entrano niente. Ti sorprendi, così, d’un tratto, ad ammirare gli...

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Carta da musica e suono di bilancia

Scritto il 25 Apr, 2011

Carta da musica e suono di bilancia

Don Antò, voi lo sapete, io non so fare molto, il mestiere mio è la musica, quella capisco. L’ho imparata da mio nonno, primo clarino al teatro San Carlo. Voi siete un poeta, invece, uno che ha studiato e ci sa fare con le parole. Siamo due che nella guerra possiamo combinare poco, se non nulla. Io tengo paura pure del vento leggero che scende alla sera da Capodimonte, figuriamoci di quest’aria insopportabile mischiata di piombo, polvere e fuoco. Da soli non possiamo fare niente in questa confusione, al massimo comporre una marcetta. Non ridete Don Antonio, sto parlando seriamente. Pure una canzone può aiutare a fare la guerra a chi altro non tiene. “Femmine,...

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Perdere sulla tristezza col messicano alla porta del negozio di liquori perché vincere è troppa gioia.

Scritto il 10 Feb, 2011

Perdere sulla tristezza col messicano alla porta del negozio di liquori perché vincere è troppa gioia.

Mischiami la tristezza, tu che puoi. Non ti chiedo di togliermela, perché ci sto bene con la mia tristezza, confondimela solo, ti dico, perché sempre la solita tristezza mi rattrista un poco. Voglio una tristezza nuova, una di quelle con la colonna sonora di chitarra acustica e voce nasale, voglio una tristezza con gli accordi blues e l’armonica a bacca e i neri d’Alabama sparsi tutt’attorno. Coprimi la tristezza con una tristezza più grande che non c’entra nulla, dammi una tristezza che fa a botte con la mia, per strada, urlando, così posso scommettere su chi perde col messicano alla porta del negozio di liquori. Vienimi a prendere in...

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Con i piedi in testa

Scritto il 25 Gen, 2011

Con i piedi in testa

Stamattina ci trovo un buco dove fino a ieri c’era un piano e mi dico, con quel fare di mettere in dubbio le cose tipico della mattina, che magari mi ero sbagliato e che lì, il buco, c’è sempre stato e che quello che ricordo, il piano, era da un’altra parte o, addirittura, non era da nessuna parte e che io mi son sbagliato proprio, ma sbagliato di brutto a pensare che lì ci fosse il piano quando invece no. Più ci penso e più non vengo a capo del fatto che ero proprio sicuro che lì ci fosse un piano e non un buco, ma più che un buco, che i buchi son cose piane anche loro, ma cose piane senza fondo, più che un buco, dicevo, una piega delle cose, un...

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Come fossi vetro

Scritto il 14 Gen, 2011

Come fossi vetro

Con le braccia strette dietro la schiena, ti offro il mio petto nudo per farne scempio con le punte che giri tra le mani. Ti vengo incontro per farmi tagliare la pelle e il respiro. Sei pronta a lacerare con precisione perché la rabbia non è il tuo stile. Le parole non si addicono alla situazione, ed è un impegno minore a cui mi adeguo volentieri. I lividi, il sangue, i graffi che ci siamo procurati nel tempo erano segni di comunione. Ora sei per dividere, per smembrare, per rovinare, non per guarire. Ci siamo curati, mi piace pensare così, nelle ore passate insieme. A ognuno la sua malattia, a ognuno la sua medicina. Ora mi riduci in pezzi per potermi meglio...

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