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Scritto il 22 Gen, 2019

Di nuovo onda

Avevamo iniziato bene, almeno sulla carta, nel senso che mi davi da scrivere, da pensare, da immaginare e tutto questo erano poi lettere, inchiostro, pensieri e poi si faceva sul serio, se io lo scrivevo poi bisognava farlo, e si faceva, in un modo o nell’altro, e le parole prendevano corpo, letteralmente, da profezia a materia, a luogo, a momimento, parole come fossero un’onda che parte da lontano, chissà da quale combinazione di vento, pressione e temperatura, idea che principia lenta, quieta e silenziosa in mezzo all’Oceano e prende forza e si riempie e si rimpolpa d’acqua man mano che si avvicina alla terra, si frange, schiuma, roboa e poi...

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La casuale o forse no presenza di Benicio Del Toro nella mia vita

Scritto il 9 Gen, 2019

La casuale o forse no presenza di Benicio Del Toro nella mia vita

Sono giorni ruvidi, giorni indecisi, dispari come il mese di Gennaio, in bilico tra il nuovo che stenta a cominciare e il vecchio che non va via, arruffati come la coperta che tengo sul letto, ché non si sa mai se è caldo o freddo durante la notte. Sono raffreddato, la colpa è di una serata da bar e dal tempo mite, di un giro in moto col vento addosso e troppo pochi vestiti. Non dormo bene e mangio dal cinese di Viale Abruzzi. La sera, dopo il lavoro, vedo film già visti. Per carità, film belli di alcuni anni fa: Savages di Oliver Stone e Snatch di Guy Ritchie. In tutti e due, ci penso ora, c’è Benecio Del Toro, un gran figo da giovane ora un po’...

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La prossima volta

Scritto il 5 Gen, 2019

La prossima volta

Vorrei saper scrivere di corse di cavalli e sbronze colossali come Bukowski, oppure di mio padre, del fallimento della vita come Fante, di prigione, del male incarnato e del dolore come Bunker, di calcio e rivoluzione come Soriano o della gente perbene, come faceva Carver ma non ne sono minimamente capace. La mia scrittura affonda e si solleva solo in quel che scuote il corpo.  Il mio corpo.  I personaggi son sempre gli stessi. Io. Un tedioso uomo che invecchia, cedevole alle passioni, tendente al melodramma, al gesto teatrale, che si lascia consumare dal tempo e dal paesaggio, da amori diversi eppure sempre uguali, sentimenti come malattie, ricorrenze di cura e...

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Da dove tira il vento

Scritto il 3 Gen, 2019

Da dove tira il vento

– A che mi serve una madonna che non guarda il mare? – A raccogliere le preghiere di quelli che restano, sono loro che vegliano l’orizzonte. Ci siamo detti naufraghi, con rispetto verso i naufraghi veri, quelli con la faccia sferzata dal vento e negli occhi la paura delle onde che si frangono su se stesse a largo, mentre noi, passeggeri di barche sulla terraferma, siamo l’un l’altro approdo incerto e sconosciuto ma salvo. Tutti i naufragi si assomigliano, ti svegliano nel cuore della notte, con la paura della partenza, il freddo sulle spalle, il ricordo della pelle dolciastra di una sera passata a ballare, l’ipotesi dell’alba,...

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Partire punk, tornare Al Bano

Scritto il 22 Dic, 2018

Partire punk, tornare Al Bano

Non era mai successo, in tanti anni da emigrato, di tornare al paese e trovare qualcuno ad aspettarmi che non fosse la mia famiglia, qualcuno che mi piacesse a prescindere dal sangue, qualcuno che ho incontrato lì e che è in viaggio come me, e come me torna a casa per le feste e per l’estate, quando capita, qualcuno che ama e odia, in qualche modo come me, quella terra, che conosce i suoi tempi, che son diversi da ogni altro posto perché ogni posto ha il suo tempo, che sa decifrare le persone che lo attraversano, che capisce il modo di scambiarsi le occhiate per strada, i gesti del saluto e dell’ira. Trovare qualcuno che capisce il mio sguardo e che porta...

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Di pesi e misure

Scritto il 17 Dic, 2018

Di pesi e misure

Ho bisogno del tuo calore, quando al mattino le coperte non bastano e il freddo mi assale, ho bisogno di sentire il tuo odore, di poggiare il mio naso tra la tua nuca e la scapola, lì dove pare ci sia una confusione di accadimenti, di eterne migrazioni, di foreste brulicanti e indaffarate, ho bisogno di schiacciare il mio petto contro la tua schiena, per avere la misura del respiro e capire se ancora vivo, o faccio finta, ho bisogno della mia pancia contro la tua per dimenticare tutto quello che ricordo. Ho bisogno del fremito della tua irrequietezza, per pesare il valore del tempo, come chiedere a Bandini quanto è lontana primavera, che fretta c’era, che fretta c

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