Dalle verdi colline di Hollywood

… si vede il deserto tutto intorno.

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Scritto il 23 set, 2015

the kite runner novel critical review

Vorrei fotografarti ovunque, per strada di notte mentre cammini sotto la luce arancio dei lampioni, in controluce sulla finestra delle scale, mentre scendi e mentre sali, anche in ascensore, su Corso Genova quando piove, attraverso la vetrina di quel bar che ti piace tanto, le mani, i piedi, la faccia, la pancia ogni dettaglio del tuo corpo e come i magneti sul frigo farti a pezzi e poi ricomporti nella mia testa quando non ci sei, montarti e smontarti e combinarti con il sapore del vino, con quel giro sulla ruota panoramica e il mare, ricordare il tuo odore, basilico sugli spaghetti al pomodoro e sapere che ci sarai ogni volta che torno e che io ci sarò per te come non...

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Quattro stagioni.

Scritto il 10 set, 2015

Quattro stagioni.

Era inverno quando entrasti nel locale per la prima volta. Faceva freddo e indossavi un cappotto giallo che finiva appena sotto le ginocchia. Anche se ero impegnato a fare altro – non ricordo cosa – era impossibile non notarti con quegli occhi sereno-variabile e il biondo dei capelli. Ti fermasti dall’altra parte del tavolo a parlare con un’amica, e la luce bianca del neon appiattiva i tuoi colori accesi, insoliti e inaspettati per l’autunno inoltrato. All’improvviso, ti voltasti sovrappensiero verso di me e la ciocca di capelli che ti copriva il viso fece scivolare fuori una guancia segnata da una lunga cicatrice che disegnava un...

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Inshallah

Scritto il 12 mar, 2015

Inshallah

Ho incontrato una ragazza, la faccia più antica del mondo, più vecchia della Mesopotamia e del primo governo Giolitti messi insieme, gli occhi grandi come quei calici di vino che bisogna far respirare, tannici e scuri come la notte, gli zigomi più larghi delle spalle di Atlante, che la terra e il mare ci stanno sopra comodi e i capelli neri, confusi sulla fronte come la migrazione delle anatre. Ha un cappotto di panno a quadri, anche, e domani parte per un posto lontano, ma torna, dice, inshallah. Io l’ho baciata sulla bocca. Non si sa mai. (foto di Nima Fatemi) Share on...

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Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Scritto il 9 feb, 2015

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

C’è stata quella sera dove il vento, salìto all’improvviso, spazzava gli alberi e si scontrava contro la mia gola scoperta e i miei pensieri altrettanto inermi, di sbieco, su quel sofà di pelle fuori da un ristorante di tapas in una città che non c’entrava nulla con la Spagna. C’era quiete, nonostante tutto, e c’era perfezione in quel movimento caotico, negli sguardi e nelle parole sempre più molli di stanchezza, di vino e di una lingua che non era la mia e nemmeno la tua. C’era armonia in quelle parole, come in tutto quello che avevamo intorno. Torniamo in auto verso il mare, dove il caso ha voluto fossimo contemporaneamente ma separatamente sistemati....

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Sprazzi di amore malinconico e parziale

Scritto il 8 gen, 2015

Sprazzi di amore malinconico e parziale

Ripercorro col pensiero le gioie della condivisione e alla sera mi mancate tutte, voi che avete saputo accogliermi con un sorriso e le braccia aperte, che mi mi avete dato molto e a cui ho ritornato poco, che sia stata una sera o una vita, un letto o un bicchiere di vino, che vi siete voltate per andar via senza uno sguardo di compassione o che avete visto le mie spalle incamminarsi con rancore e mi avete aspettato invano, a quelle a cui ho promesso e non ho mantenuto, a quelle ho cui ho giurato amore eterno in ritardo, a quelle a cui ho giurato amore eterno troppo presto per avere in cambio un ghigno beffardo. Ringrazio tutte, vi porto nel cuore, ma soprattutto voi, che...

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La teoria dei nasi comunicanti.

Scritto il 19 nov, 2014

La teoria dei nasi comunicanti.

Trovo affascinanti le donne con i nasi “importanti”, come si dice per non offendere. Ma io, che lo porto da anni, un naso di un certo valore orografico, una protuberanza della Terra generata da non si sa quale evento catastrofico, una catena dall’Himalaya da conquistare a colpi di piccozza e rampone, io che di naso me ne intendo, ne amo, nel viso femminile, l’abbondanza. Mi trovo ad osservare, spesso di sottecchi, in un bar o di passaggio per strada, queste femmine che portano quella carne sulla faccia come si porta in un cesto la testa del nemico al proprio Signore, con passo cadenzato e onore di guerriero vittorioso. Il naso è segno di...

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