Dalle verdi colline di Hollywood

… si vede il deserto tutto intorno.

Come indossare un cappotto di pelliccia di cammello in estate.

Scritto il 5 mar, 2011

Come indossare un cappotto di pelliccia di cammello in estate.

C’ho il nervosismo, quello del tempo che passa, quello che lei in questo tempo non c’è, quello che ti prende alla sprovvista la mattina presto e non te lo togli di dosso per tutta la giornata, quello dei film visti e rivisti, della cucina per non pensare, della musica hardcore allo stereo, del mi faccio la barba e i capelli e il caffè, del mi vesto bene e resto seduto sul divano, quello di un’altra sigaretta, dell’adesso la chiamo ma no non la chiamo, del nervosismo che mi mette nervosismo, del pensiero fisso, del che non me lo ricordo l’ultima volta che ero così nervoso avrò avuto vent’anni, dell’ultima volta che ho avuto...

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Ci son molti colori e poi.

Scritto il 2 mar, 2011

Ci son molti colori e poi.

Ci sono momenti, come questo, che vorrei fare delle cose come fotografare gli inutili dettagli della vita per far capire ai passanti quanto i dettagli siano importanti, il rosso acceso e il verde smeraldo, o disegnare ad olio il corso di un fiume senz’acqua e con le pietre bianche, solo per dire ai pescatori di tornare a casa. Vorrei attaccare bottone con la gente per poi andar via frettolosamente come se fossi in ritardo per prendere un treno grigio che non esiste. Vorrei anche uccidere il venerdì, sputare in cielo e dire che piove, andare per andare, sragionare, leccare il collo delle donne coi capelli scuri, mangiare e bere fino a star male, negare...

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San Valentino.

Scritto il 14 feb, 2011

San Valentino.

Certi amori potrebbero anche resistere ai giorni feriali.

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Perdere sulla tristezza col messicano alla porta del negozio di liquori perché vincere è troppa gioia.

Scritto il 10 feb, 2011

Perdere sulla tristezza col messicano alla porta del negozio di liquori perché vincere è troppa gioia.

Mischiami la tristezza, tu che puoi. Non ti chiedo di togliermela, perché ci sto bene con la mia tristezza, confondimela solo, ti dico, perché sempre la solita tristezza mi rattrista un poco. Voglio una tristezza nuova, una di quelle con la colonna sonora di chitarra acustica e voce nasale, voglio una tristezza con gli accordi blues e l’armonica a bacca e i neri d’Alabama sparsi tutt’attorno. Coprimi la tristezza con una tristezza più grande che non c’entra nulla, dammi una tristezza che fa a botte con la mia, per strada, urlando, così posso scommettere su chi perde col messicano alla porta del negozio di liquori. Vienimi a prendere in...

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Con i piedi in testa

Scritto il 25 gen, 2011

Con i piedi in testa

Stamattina ci trovo un buco dove fino a ieri c’era un piano e mi dico, con quel fare di mettere in dubbio le cose tipico della mattina, che magari mi ero sbagliato e che lì, il buco, c’è sempre stato e che quello che ricordo, il piano, era da un’altra parte o, addirittura, non era da nessuna parte e che io mi son sbagliato proprio, ma sbagliato di brutto a pensare che lì ci fosse il piano quando invece no. Più ci penso e più non vengo a capo del fatto che ero proprio sicuro che lì ci fosse un piano e non un buco, ma più che un buco, che i buchi son cose piane anche loro, ma cose piane senza fondo, più che un buco, dicevo, una piega delle cose, un...

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Come fossi vetro

Scritto il 14 gen, 2011

Come fossi vetro

Con le braccia strette dietro la schiena, ti offro il mio petto nudo per farne scempio con le punte che giri tra le mani. Ti vengo incontro per farmi tagliare la pelle e il respiro. Sei pronta a lacerare con precisione perché la rabbia non è il tuo stile. Le parole non si addicono alla situazione, ed è un impegno minore a cui mi adeguo volentieri. I lividi, il sangue, i graffi che ci siamo procurati nel tempo erano segni di comunione. Ora sei per dividere, per smembrare, per rovinare, non per guarire. Ci siamo curati, mi piace pensare così, nelle ore passate insieme. A ognuno la sua malattia, a ognuno la sua medicina. Ora mi riduci in pezzi per potermi meglio...

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