… a sud di Santa Monica.
È un anno esatto che non ci sei più. Te ne sei andata la vigilia di Natale. Il tempo di arrivare su in città per infilare le ultime ore di lavoro, il panettone e il prosecco e gli auguri che tu già non c’eri più. Dovevi aver qualche problema in testa per mollarmi la vigilia di Natale. Dovevo averne io di problemi se mi hai mollato la vigilia di Natale. Dopo ho provato a rimediare in qualche modo ma non c’è stato nulla da fare. Io avevo le mie colpe, le solite di ogni uomo. Scarsa attenzione ai particolari, nessuna voglia di rattoppare le ammaccature della vita, notti passate al freddo e giornate a tirare avanti rimandando sempre a domani tanto...
LeggiSogno la sveglia che suona. Sogno che mi sveglio. Ho ancora qualche minuto, mi riaddormento, tanto è un sogno. A chi non è mai capitato almeno una volta? Mi risveglio di soprassalto (oddio, soprassalto) consapevole che la sveglia ha suonato per davvero. Un classico. Guardo l’orario e sono in ritardo spaventoso per il lavoro. Bestemmio e mi rassegno contemporaneamente all’evidenza ma intimamente me ne fotto. Esco sconsolato dalle coperte, stanco, eppure ieri sera non ho fatto particolarmente tardi, sarà che non ho metabolizzato ancora il cambio d’ora. Sarà quello, mi dico. Mi dirigo verso la macchinetta del caffè, la metto a scaldare e intanto tengo d’occhio...
LeggiE’ da tempo ormai che faccio cose che non voglio fare. Ho questa cose delle cose che non voglio fare che veramente è così penosa da togliermi l’appetito. Io, che una cosa non la voglio fare, la capisco dall’assenza di appetito. Il mio appetito lo sento che se ne sta lì sotto, schiacciato dalle cose che non voglio fare e si muove in fondo allo stomaco, scalpita, spinge per uscire, per venire su, ché l’appetito è una cosa viva che se ne sta sotto alle cose morte che non voglio fare. Sepolto sotto questo cumulo di cadaveri di cose che non voglio fare, il mio appetito è lontano, come fosse in un altro stomaco. Il mio appetito, quindi, non è...
LeggiLe belle giornate d’inverno sono un problema serio. Le belle giornate d’inverno, nei posti dove di belle giornate ce ne son poche, sono un problema bello grosso. Le belle giornate d’inverno, soprattutto quando capitano il fine settimana, in quei posti dove piove sempre e c’è la nebbia e quando piove c’è un casino per strada, sono un problema che non si ha un’idea precisa, proprio per niente. Le belle giornate d’inverno, quelle con il sole, il cielo azzurro e l’aria mite, nei posti dove abitualmente il cielo fai fatica a vederlo e il sole pure, sono di quelle cose che ti fan tremare le ginocchia. Le belle giornate d’inverno,...
LeggiMa che succede lì? Faccio. Sembra che proprio lì, sopra quel ponticello, in mezzo alla pianura, alle dieci del mattino, con gli alberi che sono mani rinsecchite di morti uscite dal terreno per acchiapparti, finisca il mondo. Ma no, è la nebbia, mi fa. Fa sembrare le cose morte. Più morte. Sembra così, che oltre quel ponticello lì non ci sia niente, se non un dirupo, la fine del mondo, magari anche le porte dell’inferno, le faccio. Ma io ci passo tutti i giorni, pure di notte. Di notte, fa anche più paura, ma io lo so che oltre il ponticello la strada continua. Fidati! Mi fa. Ok, mi fido, le faccio. E, infatti, aveva ragione. Oltre quel ponticello la strada...
LeggiFabbrica. Il posto lì me lo ha lasciato mio padre. Non so come abbia fatto, forse qualche impiccio sulla liquidazione prima di andare in pensione e poi morire, l’anno dopo. Fabbrica. Capannoni desolanti e sterminati che gocciano olio scuro. Tubi e bulloni che si aprono, si spezzano e saltano un giorno sì e l’altro pure. Ruggine e pulviscolo ferroso nell’aria e puzza, ovunque. Ingegneri giapponesi vengono in visita con il loro camice bianco, sciamano e annuiscono compiaciuti all’assaggio dell’acciaio speciale, il migliore del mondo. La Linea A e l’altoforno sono tirati a lucido per l’occasione. La visita dei giapponesi...
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