Planet Terron

… a sud di Santa Monica.

Per ora noi la chiameremo Novembre

Scritto il 12 nov, 2010

Per ora noi la chiameremo Novembre

La tristezza è come un animale domestico tondo che insegue impazzito il suo culo in salotto. Lo chiami e non risponde.  Recidine il capo o la coda o mettilo all’ingrasso. Il tuo animale tondo è come un poeta francese. Il tuo animale è come Vasco Brondi. Tutti siamo tristi a novembre. Tutti siamo Vasco Brondi a novembre. Nessuno è un poeta francese. Amen.

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Il sapore dell’uva

Scritto il 1 ott, 2010

Il sapore dell’uva

Ti porto in piedi sulla testa, da secoli, come la cuccuma d’argilla che le donne di qui andavano a riempire alla fiumara per gli animali e per la cucina quotidiana. Come loro ti porto, dritta sul collo, incurante dell’incombenza e delle ossa piegate. Mi stai appuntita negli occhi quando seggo sulla seggiola d’angolo di quella che era la nostra camera nelle estati affollate di bambini, fratelli, parenti e amici. Seggo e ti guardo. La casa, quella che era di mio nonno, rifugio contadino tra gli ulivi, quella costruita col sapere di una volta, coi muri spessi per tenere il fresco e il caldo, bianca di calce e tufo, un po’ ti somiglia, così solida e...

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Il demonio in corpo e le scarpe col tacco

Scritto il 29 set, 2010

Il demonio in corpo e le scarpe col tacco

L’asfalto si srotola dritto, nero e sempre uguale sotto i fari della mia macchina. Stanotte mi sembra un vero peccato che questo paese è così lungo. Stanotte questa bella terra a forma di stivale volevo fosse una scarpa diversa, bassa e senza tacco, come quelle che si usano adesso, così stavo già da te. Devo arrivare fin giù in fondo e ancora ce ne vuole. Per fortuna, sopra il cavalcavia dell’autostrada, una luna quasi piena, grossa, rossa e bassa sull’orizzonte, mi fa compagnia. Così, al nord, non se ne vede proprio. Non se ne vede soprattutto in quel buco dentro la montagna dove mi spacco il culo per dodici ore al giorno, sei giorni a...

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Parole pesanti

Scritto il 25 ago, 2010

Parole pesanti

Il sud lo vedi subito quando ci stai. Il sud è quel posto dove le parole sono solide e prendono le forme astratte dei gesti rapidi che le accompagnano nel discorso, degli sguardi che pretendono attenzione, dei petti che si avvicinano come rinforzo alla ragione, delle mani che ti toccano nella necessità di dover convincere. Al sud la parola è proclama, comizio, esibizione. Al sud ogni storia è teatro, dramma, messinscena. Le storie del sud sono tragedia greca e la geografia anfiteatro, l’umanità è platea e la voce è alta affinché tutti possano sentire. Al sud non parli mai ad uno. Non è conversazione quella che puoi fare. Le parole, al sud, quando...

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Un carburatore

Scritto il 14 lug, 2010

Un carburatore

Sono a ricoprire ogni angolo arso della tua pelle con la mia e lì, dove prima fu il sole, ora il sale del sudore comune segna solchi profondi e confusi, segni che si mescolano come sguardi. Guardo il soffitto, signora silente, nel sonno tra le tue cosce stanche e doloranti e ti costruisco come corpo inerte, organo sparso, carburatore, acquario per pesci. Farti a pezzi e ricongiungerti, smontarti e montarti lasciandoti dentro brandelli del mio seme, strappi del mio sangue. Questo desiderio mi lega a te, questo il confine del mio...

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Roma a mano armata

Scritto il 18 mag, 2010

Roma a mano armata

Io non lo so mica come arrossisce una donna le donne mi arrossiscono di spalle le donne mi arrossiscono retro mi si arrossano in volto e io no, non posso guardarle sono la poltrona su cui sono comodamente spalmate, il loro culo sul mio ventre, basso le loro braccia sulle mie braccia, basse la schiena sul mio petto un petto mastodontico, infinito, avvolgente Io sussurro parole d’amore al loro lobo Mi fai arrossire, loro Ti voglio vedere, io No, non puoi Perché non posso? Perchè tu sei la mia poltrona E allora? Una poltrona non può vedere arrossire una donna? Silenzio! Sto vedendo un film! Che film? Roma a mano armata Bello? Sì Vado a pisciare Ma poi torni? No,...

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