… a sud di Santa Monica.
Mi fanno male le mani. Tengo stretto lo schioppo come se fosse una creatura il giorno del battesimo. Lo tengo stretto che provo paura, lo tengo stretto che mi scalda tutto il corpo su questo greppo infame, lo tengo stretto così non mi addormento. Queste mani sono forti che hanno mosso strumenti da quando erano mani di ragazzino ma questo fucile scalpita che vuole scaldarsi e pure io mi rovino della stessa malattia. In questi giorni sulla montagna m’han messo in mano un’arma e insegnato a sparare alle cose. Agli uomini non mi hanno insegnato a sparare, quello lo devi imparare da solo, quando capita. Sto qui coi compagni a pancia a terra, sull’erba...
LeggiChissà se le pietre antiche di questa città avranno memoria di me. Io non avrò memoria di loro. Queste pietre non mi appartengono, stanno lì, guardano me, io guardo loro, l’un l’altro indifferenti. Chissà se la mia terra natia avrà memoria di me. Io non penso. L’ho tradita la mia terra, quando ero giovane. L’ho tradita negandola, l’ho tradita fuggendo, lasciandola al sole, a seccare. Gli alberi di arancio e la vite che piantò mio padre ho tradito. Le sogno di notte le piante, al contrario, con le radici al cielo e le fronde incastrate nell’argilla. Ora quella terra è arida. Ora quella terra è polvere. Lacrime e sudore non...
LeggiLa fornarina, la fornarina bella da cui mi servo tutte le mattine, è vestita di bianco e ha la cuffietta sui capelli. La fornarina bella ha la pelle di porcellana, quella pelle che sembra mai aver visto la luce del sole. Sarà la vicinanza della farina, tutto il giorno, a far diventare bianca e lucente la sua pelle. La mia fornarina, la fornarina bella, è giovane e sotto la cuffia ci ha un colore di capelli che si avvicina all’arancio. L’arancio ci sta parecchio bene con l’incarnato pallido della sua pelle, con il camice, con la cuffietta, con il pane, con la farina e tutto il resto. La fornarina, la fornarina bella, ho notato oggi, ha un piccolo...
LeggiGabriele credi a me, non è importante quanto cazzo c’e lo hai grosso, il cazzo. Non importa quanto tu lo sappia usare, quanto tempo glielo tieni dentro, quanto la fai godere, gridare, supplicare, invocare il nome di dio invano. Nulla di tutto questo importa, Gabriele. Certo, se ce lo avessi fiammeggiante e potente come il mio, bitorzoluto, indistruttibile, adunco, sarebbe meglio ma, credimi, questo non è importante. Anche un pisello moscio, Gabriele, piccolo e rubizzo come quello di un cherubino può conquistare una donna. Gabriele credimi, credi a me. Ascoltami bene Gabriele, ascolta me. Il segreto è uno e uno solo, Gabriele. Mentre le sei dentro, mentre...
LeggiQuando ero piccolo erano gli anni ottanta e volevo lo scheitbòrd. Si sa che negli anni ottanta bastava volere una cosa che quella arrivava. Erano belli gli anni ottanta, gli anni della mia gioventù. Io volevo uno scheitbòrd, lo volevo proprio, negli anni ottanta. Un mio compagno di scuola, che ci aveva lo zio americano, gli ha portato dall’America un bello scheitbòrd, di quelli americani, di quelli belli. Che se ci hai lo zio americano le cose neanche le devi volere più di tanto, manco le devi desiderare, quelle arrivano da sole, dall’America. E’ il sogno americano, dicono. Il mio compagno di scuola voleva la bicicletta bmx, che negli anni...
LeggiConosco una smilza, stasera. Ballerina classica e studente di filosofia. Non ha tette, è piatta come una tavola per stendere la pasta, quasi buona per farci le orecchiette sopra. Ha degli occhi grandi, la smilza, marroni, profondi come il cuba libre che bevo e uno sguardo che ti punta come a dire – “ebbè, non ho le tette, e allora? Tu il cazzo ce l’hai?”. Io a questa domanda, a quel suo sguardo, mi ritraggo. “Ok, facciamo che tu non hai le tette ed io non ho il cazzo. A me va bene così.” – mi dico. Ha uno sguardo intelligente, la smilza, troppo intelligente per i suoi venti anni. Vent’anni? E che cristo! Ha il naso...
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