… si vede il deserto tutto intorno.
Sei la terra profumata che manca sotto i piedi, la fredda risacca del mare che rincorre le caviglie, sei la sabbia calda d’estate che punge le ginocchia, la palla che rimbalza strana sulle cosce di un bambino per strada. Sei il caldo di cui ho bisogno sotto la pancia. Sei la mezza stagione. Sei la colazione a letto, il caffè caldo, lo zucchero a velo della brioche che imbianca il petto tra le lenzuola del sabato mattina. Sei la frase più bella di Walt Whitman, sei la chitarra all’inizio di quel pezzo dei Massimo Volume, sei quella notte di maggio a Madrid, il cielo azzurro sopra Berlino, un piano-sequenza di Wim Wenders, il cappello buffo di una maschera di...
LeggiAveva dei pantaloni stretti in vita e indossava una maglietta bianca altrettanto aderente che le metteva in mostra il piccolo seno e le anche sporgenti. Io ero seduto mentre lei si dondolava proprio di fronte alla mia faccia. I capelli erano scuri, non neri, e cadevano sulle spalle da una parte, raccolti in un’onda precaria che si disfaceva sotto il mio sguardo. Il suo viso ospitava degli occhi grandi e verdi e un naso importante e le labbra, quelle erano giuste, niente da dire. Era alta, me ne accorsi dopo, quando si mosse verso la gente che affollava il vagone del metrò. In media dava ad ognuno una decina di centimetri. Era indubbiamente bella, pensai, e stava...
Leggi(Posizione) Mi chiese cosa avessi lì, poggiandomi la mano sul fianco sinistro, poco sopra la cresta iliaca. (Cause) Le risposi che non era niente ma lei, incuriosita, accese la piccola lampada sul comodino. S’era fatto scuro da poco in quella estate lenta, e ci eravamo afflosciati sul letto lasciando che il cielo imbrunisse pigramente alla finestra. Era la prima volta che stavamo insieme e non avevo intenzione di turbare la quiete del momento rispondendo a quella domanda inaspettata. La storia violenta che aveva segnato quella porzione del mio corpo non pareva adatta alla situazione, soprattutto perché c’era lei, un’ex fricchettona sorridente e morbida, ancora...
LeggiAd un certo punto capisci di aver perso un sacco di tempo perché hai sempre cercato nel posto sbagliato le cose sbagliate. Le cose buone e belle, quelle giuste per te, il tempo esatto, i pensieri lisci. Ti convinci che siano belli gli animali scolpiti nelle fontane di alabastro che zampillano acqua nei giardini arabi, quelli che appaiono per consonanza con il resto, o che risaltano per contrasto in mezzo allo scuro delle piazze cittadine. Poi, un bel giorno, ti accorgi che l’amore non sta lì di casa, da mai. L’amore sta nelle cose inesatte, in quelle storte, in quelle che non c’entrano niente. Ti sorprendi, così, d’un tratto, ad ammirare gli...
LeggiDon Antò, voi lo sapete, io non so fare molto, il mestiere mio è la musica, quella capisco. L’ho imparata da mio nonno, primo clarino al teatro San Carlo. Voi siete un poeta, invece, uno che ha studiato e ci sa fare con le parole. Siamo due che nella guerra possiamo combinare poco, se non nulla. Io tengo paura pure del vento leggero che scende alla sera da Capodimonte, figuriamoci di quest’aria insopportabile mischiata di piombo, polvere e fuoco. Da soli non possiamo fare niente in questa confusione, al massimo comporre una marcetta. Non ridete Don Antonio, sto parlando seriamente. Pure una canzone può aiutare a fare la guerra a chi altro non tiene. “Femmine,...
LeggiSogno la sveglia che suona. Sogno che mi sveglio. Ho ancora qualche minuto, mi riaddormento, tanto è un sogno. A chi non è mai capitato almeno una volta? Mi risveglio di soprassalto (oddio, soprassalto) consapevole che la sveglia ha suonato per davvero. Un classico. Guardo l’orario e sono in ritardo spaventoso per il lavoro. Bestemmio e mi rassegno contemporaneamente all’evidenza ma intimamente me ne fotto. Esco sconsolato dalle coperte, stanco, eppure ieri sera non ho fatto particolarmente tardi, sarà che non ho metabolizzato ancora il cambio d’ora. Sarà quello, mi dico. Mi dirigo verso la macchinetta del caffè, la metto a scaldare e intanto tengo d’occhio...
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