… si vede il deserto tutto intorno.
In tivì, l’altra sera, c’era uno scrittore. Gli scrittori che vanno in tivì sono tutti scrittori famosi. Lo scrittore che era in tivì l’altra sera non sembrava per niente uno scrittore. Non che gli scrittori debbano sembrare per forza scrittori, ma questo non assomigliava neanche lontanamente ad uno scrittore. Lo scrittore che era in tivì l’altra sera sembrava piuttosto un attore. Lo scrittore che sembrava un attore mi è parso potesse essere, dalla faccia, uno scrittore americano. Si notava però, dello scrittore che sembrava un attore, il gusto tipicamente europeo nel vestire. Di quello scrittore che era l’altra sera in tivì mi...
LeggiHo curato perfettamente ogni minimo dettaglio, la forma di tutto, i gesti, i passi, gli abiti, i liquidi e i solidi, i numeri, le lettere, vocali e consonanti, le pause, i vuoti e i pieni e poi, compiaciuto, borioso, ti ho portato in cima alle scale e bum, il buco nel tuo cuore ti ha uccisa. Peccato. Davvero. (foto originale di Helene...
LeggiLa mia ragazza si chiama Matilde. Matilde ha la pelle color indaco. Io, indaco, non sapevo che colore fosse prima di conoscerla. Indaco non sapevo che fosse un colore prima di conoscere Matilde. Non conoscevo nessuna dalla pelle color indaco prima di conoscere Matilde. Matilde abita sopra un albero di gelso, uno di quegli alberi col tronco basso e grosso e mille rami e foglie verdi e larghe. Matilde abita sul ramo più grosso di un albero di gelso, a due metri dal suolo. Matilde, i bachi da seta e i gelsi, i frutti, stanno lì, con Matilde, bianchi o neri o rossi, stanno lì finché non maturano e cadono o vengono mangiati dai bambini-bocche-sporche-lingue-nere nelle...
LeggiC’era una volta un bambino, Mané si chiamava. Mané adorava i passeri. Mané amava anche il calcio, come era naturale per tutti i bambini di quel paese. Quando non lo trovavi ad impolverasi sui campetti di periferia, Mané era lì, ai margini della foresta, a guardare e ascoltare quella miriade pennuta, multicolore e allegra. Dalla foresta Manè aveva ereditato nel corpo la geografia impervia. Mané era storto, sghembo, curvo e frastagliato come poteva esserlo solo un torrente improvvisato, uno di quei rivoli impetuosi che animano il fitto della vegetazione durante la stagione delle piogge. Come un sentiero di montagna, la sua colonna vertebrale si arrampicava...
Leggic’è che me ne resto qui seduto sul divano ad incenerirmi le ginocchia e a bagnarmi i gomiti e quando rientri quando ti sento arrivare cambio canale faccio finta che mi diverto e ti faccio rodere il culo mentre no la parmigiana con le melanzane le mangio solo se ben cotte le melanzane e tu col pacchetto nuovo di sigarette morbide light centos chiami la tua amica al telefono la tu amica stronza e con le gambe accavallate e la sigaretta con la cenere pendula che fastidio mi dà la cenere attaccata alla tua sigaretta mi dà un senso di precarietà e sorridi a quella stronza della tua amica al telefono e ti odio ma più di te odio la tua amica niente volevo dirti...
LeggiTi osservo al mattino sbiadire alla luce del sole che buca la finestra della cucina. Ti osservo mentre rubi il profumo al geranio di plastica trovato in soffitta. Ti osservo mentre scolori come una vecchia foto scattata di sorpresa e incollata sul frigo, disponibile al tempo che passa e agli occhi distratti dell’abitudine. Mi piace guardarti mentre prepari la colazione, immersa nel fumo del tè caldo, con le spalle grandi nella vestaglia scura, le scapole ossute a tendere la tela, i capelli raccolti sopra il collo piegato come a prendere le misure al giorno che arriva. Mi piace guardarti così, impossibile da sgualcire, come un ricordo d’infanzia. Mi...
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