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	<title>I Love Quentin</title>
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	<description>&#34;Non è con le chiacchiere che uscirai da questa merda&#34;</description>
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		<title>Tic tac</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tic tac<br />
Padrone del Tempo<br />
tic tac<br />
fai presto<br />
tic tac<br />
Orologiaio Matto<br />
tira le molle<br />
allenta i bulloni<br />
fai arrivare quel giorno<br />
che aspetto da tanto<br />
in cui lei sarà lì<br />
a gambe incrociate<br />
ad aspettare il mio arrivo<br />
e io, che arrivo<br />
e ci abbracciamo<br />
e la sollevo da terra<br />
ché è leggera<br />
con i piedi in aria<br />
tic tac<br />
e poi andiamo al mare<br />
e poi a fare l&#8217;amore<br />
e poi a mangiare le cose della terra<br />
e tic tac<br />
Vecchio Bastardo<br />
olia le ruote<br />
non dirlo a nessuno<br />
è un segreto, il nostro<br />
e al corvo che gracchia<br />
che guarda dall&#8217;alto<br />
e che vuole sapere<br />
digli non è niente<br />
non ti preoccupare<br />
vola lontano<br />
su quell&#8217;albero laggiù<br />
Dacci del tempo e ...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tic tac<br />
Padrone del Tempo<br />
tic tac<br />
fai presto<br />
tic tac<br />
Orologiaio Matto<br />
tira le molle<br />
allenta i bulloni<br />
fai arrivare quel giorno<br />
che aspetto da tanto<br />
in cui lei sarà lì<br />
a gambe incrociate<br />
ad aspettare il mio arrivo<br />
e io, che arrivo<br />
e ci abbracciamo<br />
e la sollevo da terra<br />
ché è leggera<br />
con i piedi in aria<br />
tic tac<br />
e poi andiamo al mare<br />
e poi a fare l&#8217;amore<br />
e poi a mangiare le cose della terra<br />
e tic tac<br />
Vecchio Bastardo<br />
olia le ruote<br />
non dirlo a nessuno<br />
è un segreto, il nostro<br />
e al corvo che gracchia<br />
che guarda dall&#8217;alto<br />
e che vuole sapere<br />
digli non è niente<br />
non ti preoccupare<br />
vola lontano<br />
su quell&#8217;albero laggiù<br />
Dacci del tempo e saremo felici<br />
e tic tac<br />
di questa allegria rubata<br />
te ne farò dono e in cambio<br />
ti chiedo<br />
tic tac<br />
almeno una giornata di sole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/donpezzano/3952807930/sizes/l/in/photostream/" target="_blank">urban don</a>)</p>
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		<title>Giochi di parole</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 07:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Quentin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle verdi colline di Hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo post a Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un giorno hai detto una parola e dopo quella parola non ci sono state più parole e tutte le parole che c&#8217;erano state prima di quella parola sono scomparse e tutte quelle parole che sarebbero venute dopo quella parola, se non avessi detto quella parola, sono andate via. Gli amori sono giochi di parole a nascondino ma quando le hai trovate, l&#8217;ultima libera sempre tutti.</p>
<p>(foto originale di <a href="http://www.flickr.com/photos/-s-/2716021355/sizes/l/in/photostream/">-s-</a>)...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno hai detto una parola e dopo quella parola non ci sono state più parole e tutte le parole che c&#8217;erano state prima di quella parola sono scomparse e tutte quelle parole che sarebbero venute dopo quella parola, se non avessi detto quella parola, sono andate via. Gli amori sono giochi di parole a nascondino ma quando le hai trovate, l&#8217;ultima libera sempre tutti.</p>
<p>(foto originale di <a href="http://www.flickr.com/photos/-s-/2716021355/sizes/l/in/photostream/">-s-</a>)</p>
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		<title>Festa.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 09:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Era il primo di Maggio, il giorno del mio compleanno. Una giornata tiepida si stendeva sul fresco-umido del Forte Prenestino. Ci ero arrivato il pomeriggio presto, al Forte, quando il sole era caldo. Era la Festa del Lavoro ma ancora c&#8217;era poca gente. L&#8217;atmosfera era tranquilla e il tempo passava piano, mentre veloci passavano di mano in mano le bottiglie. Nelle orecchie e sui volti, le chiacchiere e le risate mischiavano la parlata romana ai dialetti di mill&#8217;altri posti. Intorno, la musica suonava confusa tra il punk delle casse e le chitarre acustiche e i djembe dei molti capannelli. Distratto dai suoni, dai colori e dalle scritte delle magliette inneggianti al potere operaio, il tempo passava e la corte cominciava a riempirsi di gente e ...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era il primo di Maggio, il giorno del mio compleanno. Una giornata tiepida si stendeva sul fresco-umido del Forte Prenestino. Ci ero arrivato il pomeriggio presto, al Forte, quando il sole era caldo. Era la Festa del Lavoro ma ancora c&#8217;era poca gente. L&#8217;atmosfera era tranquilla e il tempo passava piano, mentre veloci passavano di mano in mano le bottiglie. Nelle orecchie e sui volti, le chiacchiere e le risate mischiavano la parlata romana ai dialetti di mill&#8217;altri posti. Intorno, la musica suonava confusa tra il punk delle casse e le chitarre acustiche e i djembe dei molti capannelli. Distratto dai suoni, dai colori e dalle scritte delle magliette inneggianti al potere operaio, il tempo passava e la corte cominciava a riempirsi di gente e la rilassatezza di poche ore prima andava trasformandosi in una concitata sfilata di personaggi sempre più bizzarri. All’imbrunire, il volume e il ritmo della musica si alzava, le note si impastavano e sfumavano in sonorità sempre più acide ed elettroniche. Una volta sceso il buio nel piazzale, ormai stracolmo di gente, le luci calde del palco lasciarono spazio al freddo blu della consolle di un dj e tutto prese a muoversi a scatti sotto la sferzante pioggia luminosa dello strobo.</p>
<p>A causa del miscuglio di cose che erano successe nel pomeriggio, era da un po’ che viaggiavo leggero sulle gambe e nella testa e, come capita qualche volta, ad ogni bicchiere o ad ogni incontro andavo a stare sempre meglio. La festa sembra essere entrata nel vivo e il popolo variegato e alticcio del Forte aveva preso a muoversi sul ritmo della musica. Ogni tanto, nel mio peregrinare sconclusionato, mi fermavo da qualche parte dove la compagnia danzante sembrava essere più caparbiamente impegnata sul ritmo spezzettato e pulsante sputato dagli amplificatori. Il freddo era sceso abbastanza pungente dalla collinetta di alberi oltre le mura della fortezza e io avevo indosso solo una felpa della quale avevo tirato su il cappuccio. A capo chino, continuavo a muovere il corpo e seguire la musica senza che alcun specifico pensiero mi attraversasse. Con gli occhi in parte chiusi e la testa bassa a penzoloni sulle note, ad un tratto, vidi farsi largo, tra le molte gambe di quella geografia di corpi, delle ginocchia che si muovevano in maniera particolare, con una leggerezza felina e un passo cadenzato e sinuoso al quale sembrava dovesse seguire sempre un rovinoso schianto di ossa e che invece si trasformava in un’altra squilibrata esibizione di grazia sdrucciola. Alzando lentamente lo sguardo, mi accorsi che su quelle gambe magre e incerte si dondolavano un busto e delle braccia da danzatrice del ventre araba, da dea Kali punk vestita di nero. I suoi erano movimenti sensuali, che stridevano, assolutamente ordinati, con la durezza di quella musica che ormai era da rave. Capitò così che ci trovammo occhi negli occhi in mezzo a quella folla. Non so per quale strana coincidenza di intenti, decidemmo che avremmo eseguito insieme le prossime figure di quella danza tribale in cui lei era maestra. Ci scambiammo più volte di posto, roteando come dervishi, saltellando come sciamani indiani intorno al fuoco, non so quante volte, l’uno di fronte all’altro, poi di fianco, sfiorando le schiene e le braccia nella misurata concitazione dei nostri movimenti. Durante quel tempo, fumammo qualche sigaretta insieme e bevemmo la birra che avevo ancora nel tascapane, senza smettere mai di ballare e senza dirci una parola.<br />
Sotto la frangetta scura di quel curioso essere lampeggiavano occhi grandi di un profondo blu.</p>
<p>Le ore passarono così. Fuori dal nostro cerchio ridotto a due, la confusione era assoluta e la musica sfrigolava su un ritmo incalzante che a un certo punto non riuscii più a seguire. Le ginocchia erano provate, avevo finito da bere e la polvere del piazzale, insieme al tabacco fumato, mi ardeva in gola. Mi fermai. Rispettando quel silenzio sacrale calato sin da subito tra noi come fosse una specie di bolla protettiva che ci separava dal frastuono esterno, presi la strada dello spaccio per andare a comprare da bere. Ne presi anche per lei. Quando feci ritorno al punto in cui l’avevo lasciata, lei non era più lì. Pensai, rammaricandomi, che fosse andata via o che avesse cambiato compagnia e che sarebbe stato difficile, se non impossibile, ritrovarla in quella bolgia.<br />
Feci qualche passo per togliermi di mezzo e per bere in pace. Vidi la sua sagoma, in controluce, avanzare nuovamente verso di me, dondolandosi nel suo passo caratteristico; era andata a procurarsi da fumare. Le allungai una birra, sorridendo, e lei ricambiò stampandomi nella bocca un profondo bacio che sapeva di terra, fumo, gioventù e mondi interi. Poi scomparve tra la gente e quella fu l&#8217;ultima volta che la vidi.</p>
<p>Quando torna il primo di Maggio, il giorno del mio compleanno, torno a cercare nella testa quella ragazza, quegli occhi, quell&#8217;incrociarsi di corpi lungo una notte, quel punto esatto dove lei mi baciò e sparì per sempre inghiottita dalla folla della festa.<br />
Nei miei ricordi è sempre lì, bella come quel giorno bello. Certe volte la ragazza nei baci di chi, quel giorno, negli anni a venire, mi ha baciato. Certe altre volte no.</p>
<p>(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/tonymeraviglia/5682825269/" target="_blank">Tony Meraviglia</a>)</p>
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		<title>Dire la verità è da stupidi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 17:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>- Cosa sono quei lividi?<br />
- Sono caduto.<br />
- Cosa sono quei lividi di morsi?<br />
- Sono caduto in un acquario di murene.<br />
- Cosa cazzo sono quei lividi di morsi col rossetto?<br />
- Va bene. Le murene erano femmine ma giuro, da fuori non sembrava....</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>- Cosa sono quei lividi?<br />
- Sono caduto.<br />
- Cosa sono quei lividi di morsi?<br />
- Sono caduto in un acquario di murene.<br />
- Cosa cazzo sono quei lividi di morsi col rossetto?<br />
- Va bene. Le murene erano femmine ma giuro, da fuori non sembrava.</p>
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		<title>Come penso debba essere.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 10:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Come penso debba essere l’amore tra me e te forse è solo una cosa mia o forse è per tutti così. Penso ad una cosa del tipo che io sono sopra e ti guardo gli occhi blu o bruni o verdi, vedi tu, e non distolgo lo sguardo da lì, mai, cascasse il mondo intorno non distolgo lo sguardo e, a volte, tu serri le palpebre ma poi le riapri subito e io mai, ché è come se dovessi cercare con attenzione il punto esatto per tuffarmici dentro, in mezzo agli scogli appuntiti, quando arriva l&#8217;onda ad aumentare l&#8217;acqua, per cercare cose affogate nel corpo di donna quando ero bambino e poi, con la punta del cazzo, ti cerco l’anima, ché io lo so, sta ...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come penso debba essere l’amore tra me e te forse è solo una cosa mia o forse è per tutti così. Penso ad una cosa del tipo che io sono sopra e ti guardo gli occhi blu o bruni o verdi, vedi tu, e non distolgo lo sguardo da lì, mai, cascasse il mondo intorno non distolgo lo sguardo e, a volte, tu serri le palpebre ma poi le riapri subito e io mai, ché è come se dovessi cercare con attenzione il punto esatto per tuffarmici dentro, in mezzo agli scogli appuntiti, quando arriva l&#8217;onda ad aumentare l&#8217;acqua, per cercare cose affogate nel corpo di donna quando ero bambino e poi, con la punta del cazzo, ti cerco l’anima, ché io lo so, sta lì sotto, e la spingo su per la pancia e poi ancora su, tra i seni e poi in gola per fartela sputare infine dalla bocca, con grande dolore ma anche con grande sollievo e te la porto via, con un morso, come raccontano le storie di demòni e angeli. Poi, succede che tu tremi, ti agiti, singhiozzi e ti rannicchi e stringi forte le gambe e io, riverso sulla schiena, finalmente con gli occhi chiusi e stanchi, mi godo il tuo respiro che è unico, perché succede solo una volta di perdere l’anima. Ora tocca a te. Vienitela a riprendere.</p>
<p>(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/dhammza/6953364175/sizes/l/in/photostream/" target="_blank">dhammza</a>)</p>
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		<title>Biscotti per il latte, tipo bucaneve.</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 18:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Se non ti conoscessi, se non ti avessi mai vista, se non avessimo deciso di incontrarci di sfuggita quel pomeriggio freddo di neve, sarebbe stato molto più semplice trovarti per caso, in qualche posto di questa città che, alla fine, non è poi così grande come si pensa, e avremmo potuto amarci. Sarebbe potuto capitare al supermercato.<br />
Mentre faccio la spesa, tu saresti potuta essere la gentile signorina prima di me alla cassa che, vedendomi con un solo prodotto, un prodotto naturalmente molto imbarazzante come la carta igienica o, peggio, le spinacine, mi avrebbe invitato a passare avanti. Io avrei declinato, cortesemente, e sarei rimasto lì a pensare a lei, ammirandone i capelli e le spalle intabarrate nel cappotto, a sbirciare come muove le mani ...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se non ti conoscessi, se non ti avessi mai vista, se non avessimo deciso di incontrarci di sfuggita quel pomeriggio freddo di neve, sarebbe stato molto più semplice trovarti per caso, in qualche posto di questa città che, alla fine, non è poi così grande come si pensa, e avremmo potuto amarci. Sarebbe potuto capitare al supermercato.<br />
Mentre faccio la spesa, tu saresti potuta essere la gentile signorina prima di me alla cassa che, vedendomi con un solo prodotto, un prodotto naturalmente molto imbarazzante come la carta igienica o, peggio, le spinacine, mi avrebbe invitato a passare avanti. Io avrei declinato, cortesemente, e sarei rimasto lì a pensare a lei, ammirandone i capelli e le spalle intabarrate nel cappotto, a sbirciare come muove le mani veloci mentre preleva i prodotti dal carrello e li ripone delicatamente sul rullo continuo e poi, quando ha finito, vederla mettere il cosino di plastica che indica alla cassiera distratta che la sua spesa finisce lì e io posso finalmente posare la mia triste zuppa precotta accanto alle sue verdure fresche e rigogliosissime, alle arance brillanti appena colte in un campo della Sicilia, ai biscotti per il latte, tipo bucaneve. A quel punto avrei pensato che, l’indomani, a colazione, per stare con lei, avrei potuto anche far finta che il latte non fosse solito uccidermi tra lancinanti dolori  e questo solo per stare lì, in sua compagnia, quei dieci minuti prima di andare a lavoro. Invece no, ti conosco e so che nessuna colazione mai mi potrà unire a te.<br />
La prossima volta, perciò, mettiamoci un po’ di poesia, diamo speranza al nostro amore e mandiamoci affanculo per la precedenza all’incorcio tra Corso Buenos Aires e Via Vitruvio.</p>
<p>(foto originale di <a href="http://www.flickr.com/photos/verymary19/3626676558/sizes/l/in/photostream/">19, rue Paradis &#8211; Mary</a>)</p>
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		<title>Facevo la linea del quattro.</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 09:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[storie]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>- Mi dici che giorno è oggi?<br />
- Il trenta di gennaio.<br />
- Allora è finito il mese.<br />
- Domani finisce gennaio.<br />
- Non ricordo più niente, sai?<br />
- In che senso?<br />
- Il 25 di Marzo faccio ottantanove anni e non ricordo quasi più niente.<br />
- Be&#8217;, capita.<br />
- Vuoi sapere perché non ricordo più niente?<br />
- Sì.<br />
- Facevo il tassista. Trentacinque anni di taxi. Era il mio il taxi. Facevo la linea del quattro ma conoscevo tutte le strade di Milano anche se non sono nato qui. Ora non ricordo più niente, neanche come fare a tornare a casa, ci pensi? Trentacinque anni per strada e non riuscire a tornare a casa. E&#8217; successo anni fa che ho iniziato a non ricordare ...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>- Mi dici che giorno è oggi?<br />
- Il trenta di gennaio.<br />
- Allora è finito il mese.<br />
- Domani finisce gennaio.<br />
- Non ricordo più niente, sai?<br />
- In che senso?<br />
- Il 25 di Marzo faccio ottantanove anni e non ricordo quasi più niente.<br />
- Be&#8217;, capita.<br />
- Vuoi sapere perché non ricordo più niente?<br />
- Sì.<br />
- Facevo il tassista. Trentacinque anni di taxi. Era il mio il taxi. Facevo la linea del quattro ma conoscevo tutte le strade di Milano anche se non sono nato qui. Ora non ricordo più niente, neanche come fare a tornare a casa, ci pensi? Trentacinque anni per strada e non riuscire a tornare a casa. E&#8217; successo anni fa che ho iniziato a non ricordare più niente. Vuoi sapere come è successo?<br />
- Sì.</p>
<p>- Facevo il tassista. Trentacinque anni che ero per strada. Conoscevo bene tutta Milano poi, un giorno, sono andato in pensione e ho venduto il taxi. Settantacinque milioni mi hanno dato. Le licenze per i taxi, a Milano, costano tanto. I soldi me li hanno dati in contanti. Sono tornato subito a casa, con i miei soldi. Non volevo andare in una banca qualsiasi, volevo andare nella mia banca, quella di fiducia e allora sono tornato subito a casa e li ho nascosti bene in una scatola. Settantacinque milioni. Poi, era di mattina, ho sentito suonare alla porta. Vado a vedere chi era. Era una signora, una bella signora, ben vestita, distinta, sulla quarantina. Io non volevo aprire, capisci? Non la conoscevo e in giro si sentivano tante storie. Questa bella signora insisteva, diceva che eravamo parenti e che era di passaggio a Milano e che mi voleva conoscere prima di andare via. Io non volevo aprire, per via di tutte quelle cose che si sentivano in giro, ma la signora, una bella signora, giovane, insisteva e ho aperto perché diceva che eravamo parenti e ci teneva a conoscermi. L&#8217;ho fatta entrare e ci siamo messi al tavolo. Io, all&#8217;epoca, abitavo in un monolocale, ero da solo e c&#8217;era il letto e la cucina nello stesso posto e ci siamo seduti al tavolo a parlare. Allora, la signora mi dice che aveva sete e mi chiede se poteva prendere un bicchiere d&#8217;acqua e io le dico sì, che poteva prendere un bicchiere d&#8217;acqua. Una bella signora, giovane, sulla quarantina, quarantacinque al massimo. Lei torna con un bicchiere e mi dice che dovevo bere, ché magari avevo sete. Erano le dieci del mattino e io non avevo sete ma mi dice che dovevo bere, ché eravamo parenti e cose così e io allora ho bevuto. Ho bevuto e da allora non ricordo niente. Mi sono svegliato in ospedale. Il medico, un ragazzo giovane, mi ha detto che ero stato in coma per due giorni. Due giorni, capisci? E io non ricordavo niente di quello che mi era successo. Mi dice che non avevo niente e che potevo tornare a casa. Ho preso il quattro, fino a Maciachini, e poi la coincidenza con il quindici. Sai, ti ho detto che ho fatto il tassista per trentacinque anni e che facevo la linea del quattro? Sono tornato a casa e ho trovato tutto in disordine, tutto rovistato, nei cassetti, tutto sottosopra, anche le pentole. Ho guardato nella scatola e i soldi non c&#8217;erano più. Settantacinque milioni non c&#8217;erano più. La scatola era vuota, capisci? I soldi di una vita passata su un taxi. Poi, da allora, ho cominciato a non ricordare più niente, neanche dove abito.<br />
Che giorno è oggi?</p>
<p>- Il trenta di gennaio.<br />
- Allora anche gennaio è finito.<br />
- Gennaio finisce di trentuno. Domani.<br />
- Non ricordo quasi più niente. Tu quanti anni hai?<br />
- Ventisette a luglio.<br />
- Sai, da giovane facevo il tassista. La linea del quattro. Andiamo a casa?<br />
- Sì, andiamo.</p>
<p>(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/57628228@N04/7009221505/sizes/l/in/photostream/">manfri</a>)</p>
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		<title>Sotto i rami dell&#8217;ulivo.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 13:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle verdi colline di Hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Per caso ho incrociato i tuoi occhi sotto un albero di ulivo. L’ombra e il fresco non bastavano a spegnerne l’intenso colore. Ti ergevi dritta, con il volto fisso verso di me ma non potevi vedermi, ero un semplice passante. Mi hanno colpito le tue spalle larghe, degno alloggio per braccia snelle e tornite, le loro bianche carni sfiorate dal sole fioco che traversava i rami, la loro bizantina austerità, le dita lunghe che reggevano con leggerezza un calice di vino, vuoto, segno di passione verso le cose buone. Mi sei apparsa come Venere di Terra, nata dal suolo anziché dall’acqua del mare, albero tra gli alberi, vite tra le viti, Donna tra la fertile terra che dà la vita. Tra i capelli il rosso ...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per caso ho incrociato i tuoi occhi sotto un albero di ulivo. L’ombra e il fresco non bastavano a spegnerne l’intenso colore. Ti ergevi dritta, con il volto fisso verso di me ma non potevi vedermi, ero un semplice passante. Mi hanno colpito le tue spalle larghe, degno alloggio per braccia snelle e tornite, le loro bianche carni sfiorate dal sole fioco che traversava i rami, la loro bizantina austerità, le dita lunghe che reggevano con leggerezza un calice di vino, vuoto, segno di passione verso le cose buone. Mi sei apparsa come Venere di Terra, nata dal suolo anziché dall’acqua del mare, albero tra gli alberi, vite tra le viti, Donna tra la fertile terra che dà la vita. Tra i capelli il rosso del fuoco, sostanza che plasma la materia di cui son fatte le cose potenti, tra gli zigomi e il naso gli indelebili segni primordiali del progetto divino di creazione, costellazioni che si espandono a dar forma all’Universo. Son passato di lì, ignaro di trovare sotto quelle fronde tanta forza, grazia e bellezza. Tu non potevi vedermi, non avresti potuto e non mi importa. Quello che mi importa è che io abbia visto te.</p>
<p>(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/marittoledo/3491223563/sizes/l/in/photostream/" target="_blank">mariateresat</a>)</p>
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		<title>Amori da pesca</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 23:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle verdi colline di Hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo post a Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p>Spesso penso che ti amo<br />
O che ti ami<br />
Dipende da dove devo scriverlo<br />
Se devo scriverlo sul muro<br />
Che ti amo<br />
Se devo scriverlo in una lettera<br />
Con la carta e l&#8217;inchiostro<br />
Che ti ami<br />
Se sulla sabbia<br />
Che ti amo<br />
Sul cielo con gli aerei a propulsione<br />
Ti amo<br />
Sull&#8217;acqua del fiume<br />
Ami<br />
Ché i fiumi son pieni di tutti gli ami<br />
Degli amori che vanno a fondo<br />
Trascinati dalla corrente<br />
Con gli amanti ad aspettare<br />
A fumare sigarette<br />
Che tutti gli ami riportino un pesce<br />
Sulla riva degli amori scritti male</p>
<p>(Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/25689440@N06/2707490276/sizes/l/in/photostream/">bogdog Dan</a>)...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spesso penso che ti amo<br />
O che ti ami<br />
Dipende da dove devo scriverlo<br />
Se devo scriverlo sul muro<br />
Che ti amo<br />
Se devo scriverlo in una lettera<br />
Con la carta e l&#8217;inchiostro<br />
Che ti ami<br />
Se sulla sabbia<br />
Che ti amo<br />
Sul cielo con gli aerei a propulsione<br />
Ti amo<br />
Sull&#8217;acqua del fiume<br />
Ami<br />
Ché i fiumi son pieni di tutti gli ami<br />
Degli amori che vanno a fondo<br />
Trascinati dalla corrente<br />
Con gli amanti ad aspettare<br />
A fumare sigarette<br />
Che tutti gli ami riportino un pesce<br />
Sulla riva degli amori scritti male</p>
<p>(Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/25689440@N06/2707490276/sizes/l/in/photostream/">bogdog Dan</a>)</p>
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		<title>Una come te.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 18:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalle verdi colline di Hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo post a Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Non è che cerchi proprio te ma una come te, una che trovi al mare ma che il mare non le piace tanto. Io voglio una che se la trovi al mare è perché le piace il mare altrimenti iniziamo di nuovo male. Cerco una che al primo appuntamento andiamo ad un concerto affollatissimo e caldissimo e ci spogliamo e ci facciamo largo tra i corpi e ci mettiamo in mezzo alla sala e ci immergiamo nelle altre persone e siamo solo io e te e anche la musica è giusto un contorno e poi usciamo, ché dentro fa molto caldo ma fuori è inverno, freddo e umido, ma per chetare l’anima e scaldare lo stomaco un bicchiere di vin brulé ci sta benissimo e ...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è che cerchi proprio te ma una come te, una che trovi al mare ma che il mare non le piace tanto. Io voglio una che se la trovi al mare è perché le piace il mare altrimenti iniziamo di nuovo male. Cerco una che al primo appuntamento andiamo ad un concerto affollatissimo e caldissimo e ci spogliamo e ci facciamo largo tra i corpi e ci mettiamo in mezzo alla sala e ci immergiamo nelle altre persone e siamo solo io e te e anche la musica è giusto un contorno e poi usciamo, ché dentro fa molto caldo ma fuori è inverno, freddo e umido, ma per chetare l’anima e scaldare lo stomaco un bicchiere di vin brulé ci sta benissimo e tu, mentre balli, me lo versi sulle scarpe nuove, quelle messe per far bella figura e che per sempre avranno memoria di quella sera in cui non cercavo te ma una come te. Poi la musica finisce e si esce e che bella è la locandina del concerto con la data, il luogo e il prezzo scritti sotto, nero su bianco e prendila, rubala, strappala, graffiala sarà un fantastico ricordo che potrai tenere in bella vista mentre sono occupato a non cercare te ma una come te, una che ti somiglia talmente tanto ma che è un pochino diversa, una che la guardi e dici ma è uguale a te e che tu poi rispondi sì, con la differenza che lei mi amerà per sempre.</p>
<p>(foto di testa di <a href="http://www.flickr.com/photos/vlcineaste/7638933662/sizes/l/in/photostream/" target="_blank">VLCineaste</a>)</p>
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