Pescami

Scritto il 13 Mag, 2010

Pescami

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Quando mi racconti che sono dentro i tuoi sogni mi spaùro come un pesce dentro la nassa. Sono stato buono ad entrarci che ero affamato ma ora non trovo più la via del ritorno. Eppure quella via c’è ma io non sono capace a trovarla. Mi sbatto, mi sfinisco dalla paura e mi arrendo alla quiete della tua rete. Poi eccoti qui, tu che quell’aggeggio hai calato sul fondo, a tirar su i frutti del lavoro di una notte intera. Tiri al petto la corda e mi porti via dal freddo e dall’umido. Mi tiri via a forza di braccia e di respiri affannati. Mi tiri via da quel posto dove non arriva la luce del sole ma che è pur sempre casa mia, il posto dove sono abituato a stare. Mi tiri via per regalarmi a un blu che è di cielo e non di mare. Mi tiri via come fossi animale da nuvole mentre non lo sono.

Intanto salgo, mi scaldo il sangue e mi aggiusto gli occhi ai nuovi colori. Vengo su come un amante che si acconcia basette e cravatta allo specchio dell’ascensore. Vengo su e ti porto le gocce salate del mare sul dorso. Vengo su per bagnarti le mani. Vengo a bagnarti con la bocca e le branchie aperte a vela quelle mani da animale di cielo che hai. Vengo ad assaggiare le linee e le ferite dei tuoi palmi che mi stringono con presa molle per non farmi male. Vengo ad assaporare la nuova temperatura.

Giochiamo così a confondere i mondi, il sopra e il sotto. Giochiamo a scambiare i colori, a mischiare i blu. Facciamo a barattare le cose più care che ci appartengono, la luce col buio, il rumore col silenzio. Son contento che mi hai portato via se è questo il gioco. Fai presto però che nelle tue mani io sono ancora animale d’acqua e ho il fiato corto. Tienimi ancora un attimo e poi rimettimi giù, in mare. Vieni domani notte con la tua barca sulla mia testa di pesce. Vieni domani notte e io ti prometto che sarò di nuovo nella tua trappola. Tirami su ancora e ancora. Vieni domani notte animale di cielo e sarò ancora creatura d’acqua nelle tue mani. Vieni a pescarvi domani notte. Vieni e pescami finché vuoi.

(foto originale di Ostracolo di Pelle)

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7 Commenti

  1. Sirene.

    “Ma il naviglio dove finisce?”
    “Boh, non finisce, va sotto…”

    Andiamo avanti, se piu` occupati a schivare i plotoni di zanzare o i macigni di silenzio, non si sa.
    Ma andiamo avanti.
    Se c’e` una meta non e` ben chiaro.
    Ma fermarsi no, a fermarsi ci vuol volonta`, ci vuole forza.
    Poi la strada diventa in salita.

    “E` la citta` che sale, non il naviglio che scende.”

    Gia`, e` sempre solo una questione di percezioni.
    E` tutto li`.
    Alla fine poco importa cio` che e` giusto o sano o corretto o necessario.
    Non e` importante il calore dei baci, i minuti di conversazione, l’intensita` di un abbraccio, il numero di seibella, i pensieri e i sentimenti.
    E` importante la sensazione di non essere riusciti a riempire tutto.
    Quello che non c’e`.
    E cosi` si finisce col parlare con dei perfetti sconosciuti del sapore dello sperma, piuttosto che raccontare ad un imperfetto conosciuto il sapore dei suoi avreidovuto.
    Facciamo le puttane, sia io che lui, perche` e` piu` facile far finta di essere superficiali che ammettere di non esserlo al punto da crearsi dolori fittizi e del tutto inutili.
    Scatenare crisi, solo per il gusto di vedere se siamo bravi abbastanza da risolverle.
    Solo per godere della guarigione.
    Scavare fosse per poi riempirle, ho un approccio keynesiano ai sentimenti, io.
    E non solo.
    Come quando.

    “Non la conosco abbastanza da fare una diagnosi precisa, ma temo che lei sia un po’ depressa e forse anche autolesionista”
    Io mi guardavo il polso sinistro e ridevo.
    Le tre sottili strisce rosse dove avrebbe dovuto esserci il quadrante di un orologio.
    Facili da giustificare.
    “E` stato il gatto”.
    “Un cespuglio”.
    “Tagli da carta”.
    Ma alla fine cio` che importa non e` lo strumento.
    Sono tagli da volonta`.
    Incisioni per nulla incidentali.
    Ogni tanto le lascio rimarginare, illudendomi di essere guarita.
    Ogni tanto tiro fuori la testa dall’acqua, provo a respirare e mi sembra di stare bene.
    Poi mi ricordo che ho le branchie e io la` fuori non ci so stare.
    Non ci posso stare.

    E cosi` ti condanno per ogni parola non detta, per ogni bacio mancato, per ogni attimo non vissuto.
    E cosi` ci condanno a non finire, ma ad andare sotto.

    E, purtroppo, non e` l’amore che sale, ma siamo proprio noi che scendiamo.

  2. La luce col buio, il rumore col silenzio, la vita con la morte.
    Gli opposti apparentemente si combattono ma se cessano di avere paura l’uno dell’altro, realizzano di essere due facce della stessa medaglia e invece di scontrarsi, finalmente, si completano.

  3. Bello nì. Proprio bello. Bravo.

  4. Grazie Mitì

  5. Molto bello davvero. Complimenti.

  6. Grazie anche a te, aranciaverde

  7. complimenti davvero

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